Windmill's Review Corner

02/07/2014 - Majakovich. Era meglio di questo il primo album dei Majakovich? Secondo loro si, secondo loro un tot di cose erano meglio, o forse a molti viene comodo dire sempre così di fronte a cambiamenti, evoluzioni e svolte. Quindi alla famosa prova del secondo album (che è sempre il più difficile nella carriera di un artista, come ci ricordava anni fa Caparezza), il trio ci arriva preparato, con l'artiglieria sguainata e soprattutto con un bagaglio di esperienze che hanno creato l'amalgama giusta per queste 11 canzoni. Non si può non partire dagli Afterhours, amici prima ancora che fonte di ispirazione, collaboratori più che numi tutelari, come dimostra la presenza nella stesura di testi e musiche di Agnelli e Iriondo. Afterhours nell'impatto sonoro, in certe fughe di chitarra, nei testi che risentono della scrittura obliqua e trasversale della band milanese, nel cantato carico di sarcasmo e fascino. Sia chiaro però che nonostante l'amicizia e diverse esperienze vissute in comune (il tour americano di 2 anni fa) non stiamo parlando di una cover band, bensì di un gruppo che assorbita e bene la lezione, cammina spedita sulle proprie gambe, inserendosi a pieno titolo nella scena rock italiana, collocandosi nell'ala dura, quella che il volume della chitarra lo tiene sempre ben alto per gareggiare con le tonsille del cantante. L'uso della lingua italiana in questo album, a differenza del lavoro di esordio, ci presenta dei testi che raccontano spaccati di noia quotidiana con crudezza e sincerità, conditi ovviamente con l'ironia di cui sopra. Grande pregio il loro, riuscire a veicolare un messaggio credibile in lingua italiana senza essere banali, con scrittura semplice ma non scontata, la capacità di leggere l'attualità e le piccole cose con ironia senza però risparmiare la durezza. Già il pezzo iniziale “Devo Fare Presto” ci spiega di che pasta sono fatti questi ragazzi, una riflessione agrodolce sui bisogni della nostra società, la fretta che tutto assorbe in un vortice che cancella da noi i tratti più umani ed essenziali. La title track gioca come detto sul “si stava meglio quando si stava peggio”, passeggiando su luoghi comuni e banalità con scarpe chiodate, senza fare prigionieri, mentre “L'Hype del cassaintegrato” (ma che titolo MERAVIGLIOSO!!!!) ci sbatte in faccia una situazione fin troppo comune senza usare mezze misure. Spiazzante invece il finale, con quella “Prodezze” che lascia intravedere strade e percorsi sonori nuovi e parecchio interessanti, nel suo incedere quasi gospel, circondata da distorsioni e riverberi. Nel bagaglio dei Majakovich sono ben radicati anche certi numi tutelari del rock americano, tra cui i più evidenti sono gli Smashing Pumpkins e le regine dello stoner, Queen Of The Stone Age, da cui traggono spunti specialmente per l'ottima batteria. Una realtà che sta crescendo e che ha ancora potenzialità da far emergere, su cui si può scommettere, visto che al loro fianco hanno personaggi in grado di far fare ai Majakovich un ulteriore salto di qualità. Siamo quindi abbastanza ottimisti nel pensare che “Il (prossimo) album sarà (ancora) meglio”.


05/06/2014 - Chat Noir. Non è semplice mantenere queste righe sui Chat Noir dentro i confini a volte rigidi e soprattutto soffocanti della “recensione” intesa in senso stretto. Non è facile perchè la parola scritta arriva fino ad un certo punto, se si prova a descrivere qualcosa che non è catalogabile, se si prova a raccontare qualcosa che non è decifrabile, se si cerca di ingabbiare in un recinto un'emozione che ci coglie impreparati. Detto questo, è compito di chi scrive usare, in certi casi, alcuni termini che da soli e quasi fuori da qualunque contesto, riescano quantomeno a restringere un po' la mappa per gli esploratori del sonoro. Quindi, togliamoci il pensiero e diciamo le paroline magiche:  jazz, anzi free jazz, dub, elettronica, psichedelia, progressive, morricone, ambient. Ok, ora potete provare a mischiare le parole di cui sopra a vostro piacimento, come sassolini colorati dentro un caleidoscopio e state sicuri che a nessuno verrà mai la stessa figura, lo stesso disegno, la stessa emozione. Oppure, fate come ho fatto io nello scoprire questo trio, lasciate andare la musica, socchiudete gli occhi e cercate di memorizzare più immagini possibili, tra le tante, tantissime che sono certo questo album vi evocherà. Partite con i Chat Noir in un viaggio piacevole e sorprendente, entrate nella loro musica come dentro ad un catalogo di viaggi tridimensionale e godetevi i paesaggi che vi appariranno lungo il cammino. Certamente la musicoterapia di cui Michele è insegnante lascia qualche segno nelle note del gruppo, quasi a spurgare la nostra anima dalle asperità di un quotidiano troppo misero per non farci sognare. 8 pezzi che non è facile limitarci a definire canzoni, perchè al loro interno ognuno di essi contiene momenti diversi, aperture e fughe in avanti, poi improvvise retromarce e di nuovo accelerazioni. Ma tornando al mio esperimento, proviamo a condividere alcuni dei flussi che il pensiero viene stimolato ad attraversare: un fondale desertico, la terra arida, movimenti in lontananza, un canto antico, tribale, evocazione di spiriti, un pianoforte che è come pioggia sulla sabbia asciutta, confini sfumati, confini che si sciolgono al sole o forse per un fuoco che arde e ripulisce, una strada buia, un ciotolato scarsamente illuminato da lampadine troppo impolverate per fare davvero luce, rumori di passaggio, ombre che sembrano enormi, animali impauriti, un uomo che cammina, lentamente, mentre le lacrime gli rigano il volto, mentre chissà dove, una donna è in pena per lui, un fiume in piena, una radio che gracchia, uccelli che girano in tondo, forse ad annunciare la tempesta, forse perchè hanno visto un cadavere. Scegliete di passare un'oretta con i Chat Noir, provate ad entrare nel loro mondo e soprattutto a far si che i loro strumenti entrino nel vostro, rendendolo sicuramente un film che vale la pena di essere visto.


14/05/2014 - DOCTOR KRAPULA  "Viva el planeta!" (2014 )
Presenti! Con una dichiarazione di intenti quasi militaresca, facciamo la conoscenza dei Doctor Krapula, band ben nota in Colombia, loro patria, come in tutto il Sud America. L'impatto fa subito capire da che parti siamo, ovvero nel sud del mondo, in quelle terre colorate, profumate, e soprattutto dove la musica suona tutto il giorno e tutta la notte. Da tutte queste note nasce il progetto dei Doctor Krapula, che si inserisce nella gloriosa tradizione dei Mano Negra, dei Fabulosos Cadillacs ed anche dei più “commerciali” Manà. Di fondo, spiccano gli ingredienti classici, musica militante, battagliera e soprattutto corale, come appunto “Doctor Krapula Presente”, dove i cori lasciano intendere che certi pezzi andrebbero suonati nei cortei, da movimenti realmente popolari, nelle feste di piazza. A questo, i Doctor Krapula aggiungono gusti inediti, come la batteria e la chitarra quasi heavy metal di “Antidoto”, che in più di un passaggio ricordano addirittura gli Iron Maiden. Non mancano chiaramente i riferimenti sociali e politici, anzi, sono la spina dorsale che lega insieme i diversi brani del loro ultimo album “Viva El Planeta!”, perchè, tornando al discorso iniziale, da questa parte del mondo arrivano da sempre spinte sinceramente rivoluzionarie, accompagnate da musiche calde, coinvolgenti e travolgenti, come immaginiamo facilmente devono essere dal vivo questi ragazzi. Dall'alto ci sembra di scorgere il sorriso sornione di Joe Strummer, uno dei primi a capire come da quelle parti del mondo ci fosse un vero e proprio tesoro di arte, entusiasmo, suoni e ritmi con cui creare qualcosa di davvero innovativo. Non mancano infatti i riferimenti ai Clash, dalle chitarre a, soprattutto, come era facilmente immaginabile, i testi; non solo punk rock però, perchè alla furia di “Locomotora” e “En La Jugada”, dove sembra che i fratelli Ramone si siano ritrovati a Bogotà in sala di registrazione, spuntano a sorpresa elementi spiazzanti, come il pianoforte di “Sono Soy” ed il ritornello orecchiabilissimo e quasi pop di “Buscando El Amor”. Come ogni buon ristorante sudamericano, i piatti dei Doctor Krapula sono assolutamente invitanti, speziati e molto, molto saporiti. Li potremo assaggiare presto dal vivo, poiché la band bogotana passerà in Italia il prossimo luglio, in occasione del suo quinto tour mondiale, per ben cinque appuntamenti (per ora..), rispettivamente a Verbania il 4, a Bologna il 5, a Scandicci (FI) l'8, a Monopoli (BA) l'11 ed il 13 ad Arona (NO).
(Il Cala)

Corsia di Emergenza - Intervista esclusiva ai Doctor Krapula

 

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